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LITURATERRE |
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Gruppo
psicanalitico europeo di ricerca sulle
cause dell'illetteratismo
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Illetteratismo,
psicanalisi e topologia :
Psicanalisi e scienze.
Sul fondamento del discorso dell’analisi -
Jean-Michel Vappereau
(Traduzione
dal francese di Giancarlo Calciolari.)
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Psicanalisi e
scienze. Sul
fondamento del discorso dell’analisi
Jean-Michel Vappereau
(Traduzione
dal francese di Giancarlo Calciolari
21.10.2007)
Quando
ci chiedono qualche chiarimento a proposito della topologia
che sottende il discorso della psicanalisi, coloro che ci
interrogano attendono sempre alcune precisazioni, infine
definitive, relative al rapporto tra scienze e psicanalisi.
Queste precisazioni sono state fornite più volte, ma la
questione non cessa di ripresentarsi. Che cosa occorre
ammettere di fatto, che la psicanalisi sia una scienza o no,
nel caso affermativo essa è apprezzabile in quanto tale,
oppure la psicanalisi non è una scienza, e in questo caso
non vale niente, serve appena per animare qualche dibattito
tra ecologia, para-scienze, medicine leggere e anche
astrologia o scienze politiche.
L’esperienza non è facile e richiede una grave
responsabilità. Eppure la risposta è sempre la stessa. La
psicanalisi è questione di ragione, la scienza pure. La
razionalità scientifica non è il tutto della ragione. La
psicanalisi è una questione di ragione, di logica e di
matematica, ma non è una scienza, essa rientra nel campo
della ragione che non è riducibile alla logica canonica
classica. Ora la ragione è unica, non potrebbero essercene
molte di ragioni. Ancora ci occorre spiegare questo nel più
minuto dettaglio. Precisamente, la questione della ragione
si è messa in movimento dopo Freud. Si tratta di un tipo
d’unità che non è riducibile all’unità scientifica classica,
ma all’unità reale che altrove abbiamo definito a partire
dalla negazione.

Hiko Yoshitaka, "Quando
due più due non fa più
quattro", 2007, bronzo
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Il
soggetto della scienza
Quando vogliamo trattare
della relazione della psicanalisi e della scienza, dobbiamo
trattare del soggetto della scienza.
Tra i nostri scienziati contemporanei, è il caso di constatare
che i linguisti, come M. Arrivé o J. C. Milner, si sono
principalmente messi alla prova. Questo si spiega senza dubbio
per il fatto che hanno sentito la loro disciplina compromessa
dall’operazione effettuata da Lacan in direzione della ragione,
che ha fatto ricorso all’esempio della linguistica per
introdurre alla razionalità della psicanalisi. Ciò prova che noi
ci troviamo sempre là, forse anche al di qua, tra gli stessi
interessati.
La questione, difficile e cruciale in materia, dell’assenza di
metalinguaggio, ha particolarmente fermato M. Arrivé. Egli
passa, nella sua inchiesta, da qualche enunciato ben articolato
sulla questione, ma egli cita, oltre a Lacan, delle fonti e
delle referenze analitiche incapaci di produrre il sostegno
necessario. In materia di ragione, la scrittura effettiva di una
logica matematica, alla maniera di quella modale, gli fa difetto
affinché la sua esposizione esca dall’esercizio letterario per
toccare al reale in gioco in questo problema. Né lui in quanto
linguista - non ne ha d’altronde la necessità - né i detenentori
dell’analisi - sono convocati in questo luogo - ne producono la
costruzione richiesta qui per rendere ragione della psicanalisi
dopo che Freud l’ha inventata. Il caso Milner è interessante,
per il fatto che ha forgiato ciò che chiama un “dottrinale di
scienza”, per mettere alla prova la scientificità del suo
maestro N. Chomsky, comparandolo a quelli che l’hanno preceduto,
i linguisti detti strutturalisti, e che egli pure critica nei
loro metodi e nei loro risultati.
Questa dottrina della scienza, che parte da quello che noi
condividiamo come suolo, senza equivoco, è koyeriana e
kojèviana, i due grandi Alexandre che non
devono ingannare nella loro relazione con Aritotele. Questa
dottrina è quella della nuova scienza, galileiana per la sua
matematica, cartesiana per il suo soggetto, newtoniana per il
suo risultato (la formula littorale, tratta
da un passo di Lacan, della gravitazione). Essa è anche
cristiana per la sua condizione di possibilità, e è proprio su
questo punto che deve portare il dibattito, ma non vi siamo
ancora giunti.
Per contro, il nostro linguista la vuole sperimentale. Questa
attitudine è molto corrente e riesce quando si tratta di
linguistica. Così va a cercare Karl Popper per rendere stabile
la sua logica, la sua struttura, quindi la sua ragione. Si sa
che la demarcazione tra scienza e metafisica è formulata da
questo autore nei termini della refutabilità della scienza, la
metafisica essendo irrefutabile, la scienza necessariamente
refutabile. Da qui una carica ideologica contro le ideologie che
ha messo del tempo a imporsi, ma che ha guadagnato oggi
all’unanimità dei campi di riflessione scientifici.
Ora, si tratta di un errore quando rispetto a Lacan (5), forse
alla psicanalisi, certamente, Milner, che conviene a questa
unanimità (vogliamo sperare che sia per motivi tattici), vuole
assicurare la sua dottrina della scienza d’essere strutturale e
non solamente aneddotica, costruita da Chomsky, egli la
attribuisce a torto a Lacan. Egli fa uso dell’operatore
dell’Opera per definire questa differenza e stabilire che la
lettura storicizzante non è necessaria (p. 60). Egli oppone gli
Scritti (esoterici) ai Seminari (essoterici) caratterizzati
dalla protrettica (6), e su questo concordiamo con lui.
Ma l’operatore Popper non è necessario, e di fatto neanche
necessitato, poiché la psicanalisi non è una scienza
sperimentale, e Karl Popper tratta - come afferma lui stesso -
della logica della ricerca scientifica e non tratta della logica
stessa. Questa è acquisita come logica canonica classica. Ora,
queste ricerche si praticano nell’ambito di laboratori di
sperimentazione, per le più “dure” (la parola ci fa sognare) ;
secondo un protocollo sperimentale, per le più “molli” (ci pare
di continuare a sognare).
Logica, matematica
e logica dell’osservazione sperimentale
All’inizio della sua opera maggiore, che riguarda
La logica della ricerca scientifica (7), K.
Popper segnala in modo esplicito che non tratterà di logica né
di matematica. Egli spiega di opporsi, in logica, al ricorso a
qualunque logica induttiva, e in questo lo seguiamo volentieri,
e che vuole situarsi nel quadro della logica deduttiva, senza
più discuterne dopo.
Per quanto riguarda la matematica, non ritornerà nemmeno, prende
cura di precisarlo, sul desiderio di sapere del matematico.
Citando Albert Einstein a proposito del tipo di soddisfazione
intellettuale ottenuta, Popper ha torto, dal nostro punto di
vista, la cui precisazione daremo più avanti, di rubricare
questo desiderio nell’ordine della psicologia.
La nostra proposta è precisa, non rivendichiamo, come invece fa
K. Popper, nessuna logica induttiva. Ma non proponiamo per tanto
una psicologia dell’artista o dello scienziato. Parliamo di
desiderio per istruirci nelle nostre stesse analisi. Desiderio
che rileva di una logica, che abbiamo costruito al seguito di
Freud e di Lacan, seguendo le loro rispettive indicazioni e la
prova clinica che hanno provocato.
Resta che la psicanalisi non è una scienza sperimentale e non
cade sotto l’operatore Popper, come Milner se ne accorge bene,
quanto meno. Che l’ulteriore risalita all’anteriore, nella
scienza canonica classica popperiana, empirica e sperimentale,
questo non può darsi. “La scienza in ogni caso non permette
questo” (p.63)(8). Nell’ordine della causalità del soggetto,
questo si produce in modo ordinario, dalla retroazione al dipoi.
La psicanalisi
non è una scienza sperimentale
Il termine di osservazione psicanalitica trae in inganno. La
psicanalisi non è una scienza sperimentale, per la semplice
ragione che risiede nel fatto del rapporto dell’osservatore e
del suo oggetto.
Nella psicanalisi lo sperimentatore partecipa ai
fatti osservati e si trova sconvolto dal fatto che osserva o
esperimenta un apparecchio che lo riguarda, venendo così a
disturbare le condizioni, non solamente dell’isolamento
necessario dal fenomeno nel laboratorio, ma dell’osservazione
stessa, e questo se già i fatti potessero essere isolati dal
loro contesto nello studio dello psicanalista. Nulla di
siffatto.
Chiunque, tra i contemporanei, reso sordo dalla
κoινη (9) del discorso della scienza capitale, concluderà
allora, per trarne un avviso di non ricezione, definitivo e
senza appello, che l’osservazione è invalidata da questo fatto.
È proprio qui che spesso si ferma, ordinariamente, la
riflessione dei nostri apprendisti epistemologi che pretendono
di refutare la psicanalisi con poca spesa. Sono solamente
sorpresi dal fatto che la psicanalisi ha quanto meno luogo e che
essa continui a esistere.. Si può sempre, in questo ordine di
idee, ordinare questo fenomeno tra i fatti osservati dalla
sociologia, certuni non esitano a farlo, come un esempio di
dipendenza o anche di ostruzione mentale buona proprio a
confermare la debolezza di spirito di coloro che ci si
sottomettono.
Ma la cosa curiosa rimane che, per i praticanti stessi, la
dottrina è spesso costruita su questo modello ; e per contro,
non sono stati reclutati specialmente tra i ritardati mentali,
per quanto la questione del loro reclutamento ponga un serio
problema alla psicanalisi. Ora la loro riflessione non giunge
nemmeno a questa semplice constatazione d’apparente
impossibilità, che bisognerebbe riconosce meglio alla partenza.
Lacan ci ha fornito la categoria del reale per abituarci, ma in
modo erroneo, poiché questo non impedisce che, al contrario, di
trarne le effettive conseguenze reali, cosa che andiamo a fare
adesso.
Psicanalisi e
medicina
Pertanto l’osservazione clinica è possibile. Occorre dire che
cosa sia. Possiamo parlare di osservazione clinica, invece di
osservazione sperimentale poiché la clinica non è lo sguardo
pieno di compassione di un soggetto che sa, di fronte a un corpo
che soffre e che emette il suo lamento. Per spiegarlo dovremo
andare a cercare una referenza, una volta tanto, da Michel
Foucault nella sua Nascita della clinica
(10), lo dice esplicitamente.
“L’esperienza clinica - questa apertura, prima nella storia
occidentale, dell’individuo concreto al linguaggio della
razionalità, questo evento maggiore nel rapporto dell’uomo a se
stesso e del linguaggio alle cose - presto è stato preso per un
semplice affrontamento, senza concetto, d’uno sguardo e di un
volto, d’un colpo d’occhio e d’un corpo muto, una sorta di
contatto preliminare di ogni discorso e libero dagli imbarazzi
del linguaggio, ciò per cui due individui viventi sono
“impegnati” in una situazione comune ma non reciproca” (p. XI)
Ma non cerchiamo di rifugiarci così senz’altre spiegazioni,
tanto importa che noi precisiamo bene questa condizione
necessaria e impossibile da evitare dell’esercizio della
psicanalisi.
Possiamo parlare di osservazione clinica in occasione di ciò che
si chiama in psicanalisi i colloquoi preliminari. È la questione
introduttiva per ogni trattamento della cosa psy. La clinica è
il luogo della topologia del soggetto, nel corso di questi
colloqui che i medici conoscono bene, prima di ogni intervento
da parte loro. Il soggetto giunge a chiedere di ricoprire il
godimento di una funzione deficiente allora che non desidera
ritrovarne l’uso.
La metapsicologia di Freud indica bene che non si tratta di una
psicologia ma di una logica. Poiché distinguiamo la psicologia
dalla logica come occorre farlo e non solamente dopo il richiamo
antipsicologico da G. Frege a G. Boole (11), quando oppone le
leggi del “pensiero necessario” alle leggi del “pensiero tale
come d’ordinario si produce” come occasione per la piccola
felicità.
Espresso in formule, questo vuol dire che la logica tratta di
ragionamenti necessari mentre la psicologia si occupa di
ragionamenti contingenti.
Ora la metapsicologia freudiana è la logica del fatto che essa
parte dalla necessità di questa osservazione clinica : domandare
qualcosa che non si desidera. Imparare a rispondervi, tale è la
topologia del soggetto, la sola parte dell’insegnamento della
psicanalisi necessaria alle altre professioni al di fuori della
psicanalisi.
A partire da qui, la psicanalisi si distingue dalla medicina
sperimentale voluta da C. Bernard come una fisiologia infine
scientifica. È il caso della medicina moderna.
In effetti, non è richiesto a un chirurgo per farne la prova su
di sé che subisca tutti gli interventi che sarà condotto a
praticare sugli altri.
Per contro nella psicanalisi questa esigenza s’impone. In
effetti Freud scopre che a partire in neurologia dallo studio di
quello che chiama l’apparato psichico, è portato a trasformare
il suo proprio apparato mentale ; ciò si può leggere nella sua
opera scritta, che si tratta d’una finzione letteraria ma
efficace e che è in questo che risiede l’efficacia della sua
scoperta del transfert.
La copia del medico e del suo paziente diviene la coppia
dell’analizzante e dell’analista. Non è più la stessa cosa.
Quindi, l’osservazione di Freud lo conduce a inventare la
psicanalisi che non è semplice riflessività ma struttura di
fenditura [refente], di divisione
soggettiva, dove il soggetto per essere situato non è per questo
riducibile a un solo corpo, e si ritaglia nella sua struttura.
Passiamo dalla nozione d’apparato psichico di Freud a quella di
struttura del soggetto con Lacan.
Per precisare le relazioni della psicanalisi con la scienza
cristiana, galileana, cartesiana e newtoniana, - utilizzando la
suddivisione di K. Popper ma allargandola in un modo, per lui
impensabile, malgrado Freud -, diremo che, trattando del
soggetto di questa scienza, la psicanalisi è una dottrina
non-valida e irrefutabile (12), e questo la distingue dalla
metafisica, - contro l’avviso un po’ rapido di Popper -, che è
vera e irrefutabile. Le ideologie per contro sono false e
refutabili.
La lettura integrale dell’opera di Freud non permette di ridurre
quest’ultimo allo stato di verificazionista
come lo fa Popper quando tratta della psicanalisi nei
complementi in forma di post-scriptum alla sua opera maggiore
(13). Quando Freud cerca di falsificare la sua dottrina per
refutarla e renderla scientifica, con i sogni d’angoscia, i
sogni traumatici di guerra, in Al di là del
principio di piacere, arriva a refutarla con il suo
impeccabile modo di ragionamento.
Questo lo conduce necessariamente a un tratto strutturale che
pone una difficoltà logica per i nostri classici, Freud parla di
istinto di morte. Per noi è una struttura
logica, non è un paradosso.
Elaborazione di un
apparato mentale relativo al soggetto
Possiamo ripartire dall’osservazione freudiana, a condizione di
portarla sino nelle sue logiche conseguenze. Un’ultima
precisazione s’impone. L’opposizione lasciata da dopo Aristotele
- e oggi sempre attiva - tra la logica che tratta del vero (ma
che cos’è la verità ?) e la retorica o l’argomentazione che
tratta del verosimile, non può essere mantenuta. Occorre leggere
su questo punto il carteggio riunito da B. Cassin nel suo
Effetto sofistico (14), esso costituisce la
base antica e classica della topologia del soggetto che con
Freud mostra di potersi scrivere in buona logica, e con Lacan di
potersi anche matematizzare.
Abbiamo preso l’abitudine di presentare la costruzione di Freud
e le sue conseguenze in un diagramma dove piazziamo lo schema
che egli traccia in una lettera a Fliess [15] (inizialmente
numerata 52) scritta prima del 1900. Eccolo.
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Legenda dei disegni :
P = Percezioni Ps = Percezioni-segni Ics
= Inconscio Pcs = Preconscio Cs =
Conscio
A
partire da qui fornisco rapidamente
qualche riferimento topologico affinché
il lettore possa rapportarsi a questi
elementi di topologia negli
Scritti di Lacan.
La chiusura dell’apparecchio psichico,
il suo compimento che fa tanto problema
a Freud, poiché cerca appoggio nelle
scienze costituite nel suo tempo, si
trova in una pulsazione che noi diremo
con Lacan “involuzione significante”.
Questa chiusura si trova proposta da
Lacan come tema di lavoro nei due schemi
detti da lui Schema R e schema L (che
traccia e chiama anche talvolta Schema
Z, perché no).

Abbiamo appreso a farli funzionare assieme
nella struttura del soggetto così
tematizzata, in un primo tempo. L’uno è
ottenuto per la retroazione della zona
[hachurée] tratteggiata dell’altro, questo
in seguito si stabilisce ancora meglio in
termini di superfici.
Negli anni che seguirono, nel corso degli
anni “sessanta”, Lacan tratterà tale
questione in termini di superfici. Occorre
distinguere tra superfici bilaterali come la
sfera e l’anello toroidale e superfici
unilaterali come il piano proiettivo
(Cross-cap o nastro di Möbius) e la
bottiglia di Klein.
Il nostro schema precedente diviene allora
una distinzione tra
storicità (il toro ma anche il torto
della nevrosi)* in basso e la struttura (il
piano proiettivo è presentato qui sotto
l’aspetto di un nastro di Möbius) in alto.

Vi leggiamo, per qualche esercizio, l’involuzione
dello schema R (realtà) nel passaggio istantaneo che
si trova nella riduzione di questo godimento (zona
marcata dal tratteggio)in desiderio puro (riduzione
di questa zona a una semplice linea), sia lo stato
dello schema L (effettività).
Questa osservazione ci conduce a concepire una nuova
relazione tra il soggetto e un discorso, poiché non
si saprebbe rispondere a questa situazione di un
osservatore modificato dalla sua osservazione, di un
oggetto esso stesso modificato da questa esperienza,
semplicemente per le delizie della riflessività.
Che essa sia semplice riflessione o una mesaa in
abisso tra due specchi paralleli per soddisfare la
vertigine dell’infinitezza, c’è là una questione
permanente nel linguaggio, proveniente
dall’esercizio della parola, tra identità e
differenza, che trova la sua realizzazione con il
supporto corporeo in quello che Freud chiama il
narcisismo. Qui comincia il problema di una logica e
della sua realizzazione, detta modello. Qui comincia
il trattamento psicanalitico con la messa in
questione del modello usuale e inappropriato che è
scopico e corporeo. Restare all’imbocco, da sempre
provoca qualche massacro.
Relazione di un soggetto e di un
discorso
La relazione dell’analista e del suo paziente si
trova sconvolta. Essi divengono l’analizzante e
l’analista poiché è esigibile, se non è stato già
esigito nei fatti, che l’analista sia dapprima un
analizzante.
Adesso resta in sospeso una questione in ciò che
precede. Lacan spiega che è obbligato d’approcciare
la relazione della psicanalisi con la scienza a
partire dal soggetto della scienza perché non può
farlo a partire dall’oggetto. Aggiunge che la
psicanalisi non è la scienza dell’oggetto a.
Occorrerà bene un giorno che qualcuno affronti tale
questione. Perché la psicanalisi non è la scienza
dell’oggetto della psicanalisi ? Se l’oggetto della
psicanalisi è l’oggetto a : perché la psicanalisi
non è la scienza dell’oggetto a ?
Gli elementi che proponiamo qui devono servire a
formare la risposta a tale questione. Il ruolo del
discorso e la sua coerenza prendono un posto
importante nella concezione che abbiamo della
psicanalisi come discorso analitico, da intendere
come nuovo legame sociale, venendo a completare la
cerchia dei discorsi già posti in esercizio da
Lacan.
È quello che ci insegna d’altronde la psicanalisi :
non possiamo sfuggire ai discorsi che ci determinano
attraverso semplici petizioni di principio. Ci sono
delle leggi che dominano questa determinazione e
esse non hanno l’andatura [allure] o l’aspetto della
coscienza cara ai filosofi classici. Esse non sono
non più riducibili al superìo anche se questi rileva
di questa determinazione discorsiva imparabile senza
un impegno della responsabilità del soggetto.
Noi vogliamo parlare con questa responsabilità che
consiste a rinunciare alla politica dell’anima
bella, quella che rigetta sull’altro la
responsabilità della discordia del mondo di cui essa
è il centro.
È così che leggiamo l’adagio formulato da Freud del
“Wo Es war, soll Ich werden”, se
lo traduciamo bene così : “Là dove era..., - là dove
io sono interamente determinato dagli altri e
dall’Altro, l’inconscio freudiano -, ...io devo
avvenire, - prendendo la responsabilità di questa
situazione che non ho voluto ma che rivendico come
essente la mia situazione, che asserisco ormai in
tanto che soggetto della mia enunciazione sempre
inconscia -.” È una parola d’analizzante che fa la
posta in gioco principale dei colloqui preliminari.
Il sintomo**
Porsi la questione di sapere a partire da quando, a
partire da cosa, un tale procedimento sia necessario
nell’ordine del discorso, riviene a chiedersi quale
difetto, o quale deficienza, trattiamo con questo
dispositivo, sia : qual è la struttura del sintomo
analitico in quanto tale ? Sembrerebbe che sia
accaduto qualcosa del fatto che la teologia
cristiana (17), del dogma dell’esistenza di Dio, che
viene dalla teologia musulmana secondo E. Gilson
(18), sostituendo la teologia dell’essenza a partire
da San Tommaso d’Aquino. Il discorso del padrone
[maître] si è trovato superato, ciò non gli
impedisce di continuare a agire nell’atto, esso è
stato sostituito dal discorso del Capitale, ossia il
regno della merce che ha visto apparire la nuova
scienza con la posizione del suo soggetto.
Questa nuova configurazione ci propone un soggetto,
il soggetto della scienza, quello che è responsabile
degli errori d’esperimentazione producente le
“scoperte”, il ricercatore scientifico maldestro.
Giunti a questo punto, possiamo precisare la
difficoltà clinica di cui parliamo, sin dai colloqui
preliminari. Il sintomo si definisce per il fatto
che è dal godimento che la verità si trova a
resistere al sapere. Possiamo riportare questa
struttura sullo schema R posto sul nastro di Möbius.
Si capirà, se questa struttura dura ancora lungo
tutta l’esperienza, che si tratta per entrare nel
discorso dell’analista di cominciare a
responsabilizzarsi su questo punto. Si tratta di
rinunciare a essere folle, di rinunciare alla
struttura di misconoscimento dell’io [moi], l’anima
bella di Hegel, struttura producente la risposta
endemica del superìo, questo sino all’onanismo :
cattivo servizio reso all’organo, sino nella follia,
cattivo servizio reso all’oggetto.
Ci incamminiamo lentamente verso l’apprezzamento
necessario di una trasformazione del sintomo
partendo dal nevrotico tale come si presenta al suo
debutto (ignoranza ordinaria aggiunta alla follia)
di più in più trattata dal dispositivo stesso
divenente in seguito psicotico (ignoranza
intrattenuta ma separata dalla follia), il solo che
resta da risolvere con quello che si chiama
l’analisi del materiale in contrappunto della
perversione. Questa è la struttura di un “io non
voglio saperne niente” che risponde al fatto che non
c’è niente da dare come senso, non c’è niente da
comprendere, solamente da spiegare.
La psicosi si caratterizza per l’impossibilità
dell’involuzione dello schema R, sia l’impossibilità
dello stato L dello schema, dal fatto di una pretesa
classica che rigetta nel solaio (forclusione,
caducità, obsolescenza) il passaggio necessario per
la condensazione del non-senso (rigore della
psicosi). Questa impossibilità è qui tematizzata per
mezzo di buchi nella struttura che le impediscono di
fermarsi per aprirsi di nuovo.

Il delirio al posto della
metafora e del discorso analitico
Il delirio consiste nel produrre una
deformazione di questo tessuto, Lacan parla
d’una caricatura della realtà. Questo dà lo
schema I. È questo oggetto che è deformato
in modo continuo per presentarsi così. Qui
si tratta di una semplice (19) indicazione.

La concezione del
sintomo, trattata da Lacan sino al sintomo [sinthome]
(ah ! D’Aquino), pone la questione
dell’articolazione della nevrosi e della psicosi in
ciascun caso, all’epoca della scienza. Occorre
distiguerle come questioni rilevanti della casualità
psichica ben differenziate della causalità della
follia, questo dall’inizio dell’analisi sino alla
fine.
Il prototipo in gioco ci è fornito dalla
letteratura. Leggete il ciclo di Bretagna (20), per
esempio con il coraggio, la nobiltà dei cavalieri.
La posta in gioco del racconto non è la stessa con
Chrétien de Trois se lo compariamo al romanzo
moderno da Cervantes a Joyce. A un certo punto la
figura del re Artù è superata, con i cavalieri della
tavola rotonda attorno a lui. Allora appare l’eroe,
presto psicologico, del romanzo classico.
Certi spiriti sottili non trovano nient’altro da
proporre che la restaurazione di questo discorso del
padrone nel luogo del potere, nella società civile
(le differenti forme di fascismo militare) e sino
nella società analitica stessa (non è più un sogno
ma un incubo maccartista, l’esercizio selvaggio del
rumore).
Il discorso del padrone non ne ha d’altronde bisogno
per continuare a agire , anche se è fortemente
indebolito da alcuni tra i soggetti che subiscono
l’effetto dell’esclusione dell’enunciazione. La
forclusione del significante determinato dalla
funzione imperativa del dire che presiede alla
metafora poetica come alle sfilate delle nostre
manifestazioni, poiché è questo il discorso del
padrone, la funzione immaginaria del fallo
simbolico. È là che dobbiamo dire molto meglio ciò
che è la castrazione... invece del godimento.
Questo ci conduce a considerate lo stato deplorevole
del discorso degli analizzanti immediatamente dopo
il completamento della ragione del discorso
analitico. Ovvero dopo quello che fonda ma nel modo
in cui Lacan ha voluto lasciare le cose, avendo
compiuto questa fondazione.
Lacan ci propone una riflessione. Ritirando l’Edipo
dal discorso di Freud resta un discorso suscettibile
della struttura del delirio del presidente Schreber
(21). Proponiamo un esercizio al lettore. Aggiungere
(22) l’Edipo al discorso attuale che domina la
psicanalisi e che ha la struttura del delirio del
presidente Schreber e otterrete il discorso
analitico reso necessario da Freud.
Ma perché Lacan ha lasciato le cose così per l’epoca
che segue alla sua scomparsa ? Perché non ha fatto
in modo da rettificare questa sistuazione quando era
vivo ?
In primo luogo per fondare il discorso di Freud non
bisogna riuscire meglio di lui. Bisogna e basta
reperirlo strettamente.
In seguito, partiamo dalla constatazione che basta
una olofrase per introdurre nell’educazione del
bambino autista la dimensione psicotica,
caratterizzata dal delirio. Il delirio è la
deformazione caricaturale dello schema R bucato in
schema I. Possiamo dedurne che per alfabetizzare il
soggetto analizzante di Freud, per tirarlo fuori
dalla sua profonda arretratezza : ignoranza della
lettura, della divisione [découpage],
illeggibilità del tratto della ragione a partire da
Freud, flagrante nei suoi emulatori ; Lacan propone
al suo allievo, provocandolo per una fissazione
isterica senza amore per il padre, di passare per
questa tappa del delirio schreberiano che ci resta
da risolvere.
Con il delirio, ci troviamo proprio a questa tappa,
ma possiamo descriverlo come un rumore. È il
sospetto generalizzato prodotto e intrattenuto da
coloro che s’appoggiano in maniera abusiva su un
adagio del discorso psicanalitico.
In
effetti la psicanalisi è proprio la messa in causa
dello psicanalista. Questo è l’adagio, l’assioma,
l’apotegma in ballo.
Ma
essa non potrebbe essere ridotta, com’è il caso
attuale, a una messa in causa degli psicanalisti,
messa in causa al di fuori dei loro studi di
consultazione, al di fuori della cura, delle persone
che tengono luogo di psicanalisti.
La cosa è ancora più comica - e oscena - se fanno
questo tra di loro, poiché è credere e far credere
nella ricerca dell’essere dello psicanalista che non
può che disessere e deludere. Nel discorso
dell’analisi, non possiamo che deplorare che gli
analisti non siano all’altezza del loro compito,
Freud non diceva altro nella sua corrispondenza. Da
parte sua Lacan dice : “Psicanalista, io lo
di-sono”. Dove noi possiamo intendere il deserto e
la delusione così prodotta.
Per concludere, una prospettiva per
l’avvenire
Da parte nostra prendiamo il delirio del presidente
Schreber nel suo stadio terminale, sotto l’aspetto
dello schema I.
Gli aggiungiamo un nodo al fine d’articolare i suoi
buchi che sembrano irriducibili nel sintomo [sinthome]
stesso per aver raggiunto la posizione del non-folle
assoluto. Il sintomo è responsabile del torto che
egli si fa di sapere e riconoscere che non se lo fa
che da se stesso. Il verbo autorizzarsi [s’auto-toriser]***
dice bene, già, che non si fa torto che da se
stesso, sant’uomo**** distaccato, separato.
Otteniamo il tipo di legame sociale da realizzare
tra i detentori del discorso analitico
nell’avvenire.

(1) Jean Michel
Vappereau, L’amour du tout
aujourd’hui, Césure n° 3, Les logiques du
discours, per la prima parte. Difficilmente possiamo
rendere qui tale risultato, tanto è tecnico, occorre
quindi prestarci fede su questo punto oppure
piegarsi alla pratica della logica matematica.
Preferiamo consigliare la seconda soluzione, ma ci
dicono che essa è ancora inaccessibile alla maggior
parte dei nostri contemporanei che vivono al di
sopra dei loro mezzi mentali.
(2) M. Arrivé, Psychanalyse et
linguistique, Meridiens Klincksieck, 1986,
Parigi.
(3) J.C. Milner, Introduction à une
science du langage, Seuil, 1989, Parigi.
(4) J. Lacan, “Lituraterre”, in Littérature, ripreso
in Ornicar ?
(5) J. C. Milner, L’Œuvre claire,
Seuil, 1995, Parigi.
(6) La protrettica : procedura discorsiva che ha per
funzione di distogliere il soggetto dalla doxa per
volgerlo verso la teoria (p. 22).
(7) K. Popper, La logique de la
recherche scientifique, Payot, 1973, Parigi.
(8) A questo punto del suo sviluppo la sua
argomentazione s’indebolisce per trattare nel
disordine un piccolo numero d’articolazioni cruciali
che costituiscono il preambolo delle strutture
freudiane della ragione : la morte, il sesso, la
negazione, il corpo, l’uno... L’idea di struttura si
trova posta così da un lettore assiduo di Lacan, ma
essa non è svolta come tale.
(9) Termine impiegato in greco da Lacan in “Position
de l’inconscient”, si tratta di
koiné : le cose rese comuni, secondo le nostre
fonti più recenti.
(10) M. Foucault, Naissance de la
clinique, P.U.F., 1972, Parigi.
(11) Il riferimento più accessibile è dato da J. L.
Gardies, “Sur l’antipsychologisme des logiciens”,
Ornicar ? n°38, pp. 11-21, Navarin, 1986, Parigi.
(12) Lacan sfiora questa espressione quando scrive a
proposito dell’impossibilità del rapporto sessuale
in un testo di spicco su questo punto, si tratta de
“La lettre aux italiens”. Di conseguenza, è falso
che Lacan l’abbia scritto come noi lo scriviamo
della psicanalisi ma è irrefutabile che questa
categoria è forgiata da Lacan nel discorso
analitico.
A ciascuno, a partire da qui, di assumere la sua
responsabilità per rapporto alla psicanalisi e per
rapporto alla scienza.
(13) K. Popper, Post scriptum à la
logique de la recherche scientifique, Hermann,
1990, Parigi.
(14) B. Cassin, Effet Sophistique,
Gallimard, 1995, Parigi.
(15) S. Freud, La naissance de la
psychanalyse, P.U.F., quarta edizione, 1979,
Parigi.
(16) Si tratta di seguire come lo schema di Freud,
nella parte bassa del diagramma, si piega per dare
il nostro schema F che può fermarsi e riaprirsi in
alto del diagramma, dando così un intermediario e
una proposta di lettura degli schemi R e L di Lacan.
Vedi LU, opera collettiva,
Topologie en extension, 1998, Parigi.
(17) Qui c’è una debolezza nell’articolazione di J.
C. Milner. Quando approccia tale questione ci rinvia
a F. Regnault che resta molto al di qua del
necessario su questo punto. Il problema può
risolversi nella logica. Ma questa debolezza indotta
s’attiene alla lettura di Kojève, poi a Hegel, come
filosofi cristiani. La struttura descritta da Kojève
corrisponde bene al movimento della fenomenologia
hegeliana che non è in causa sotto questo aspetto.
Al di là del suo preludio, la dialettica del padrone
e dello schiavo, discutibile per altro, non bisogna
sentirsi spinti a identificarla con il discorso del
padrone, qui merita solo d’essere sottolineato
l’effetto erroneo che questa lettura può produrre
per quei lettori che hanno un po’ fretta di
concludere.
(18) E. Gilson, Histoire de la
philosophie au Moyen Age, Payot, ristampa 1976,
Parigi ; e Le thomisme, Vrin,
1965, Parigi.
(19) J. M. Vappereau, Étoffe,
Topologie en Extension, 1988, Parigi. Questo
problema è trattato come compimento della
conclusione di questa opera.
(20) Poètes et Romanciers du Moyen
Age, Bibliothèque de la Pléiade, Gallimard,
1952, Parigi.
(21) J. Lacan, “Proposition du 7 octobre 1967 sur le
psychanalyste de l’École”, Scilicet n°1, 1968,
Seuil, Parigi.
(22) J. M. Vappereau, Clinica de los
procesos del nudo, Kliné, 1998, Buenos Aires.
Plaisance, 8 ottobre 1998
Jean-Michel Vappereau
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Note di
traduzione :
* In
francese tore e
tort si leggono nello stesso modo.
** J.-M. Vappereau scrive sinthome
e non symptôme, come Lacan ha
proposto nel suo seminario “Le
sinthome” riprendendo un’antica grafia francese
dello stesso termine.
*** Riferimento all’anello toroidale : quindi
autorizzarsi e anche inanellarsi.
**** Allusione al sintomo [sinthome]
che con Lacan si può leggere anche
saint homme.
Jean-Michel
Vappereau,
psicanalista, matematico. È noto per i suoi lavori
sulla teoria dei nodi. Negli anni ’70 era uno dei
giovani matematici che collaboravano con Jacques
Lacan nella sua indagine sul nodo borromeo e la sua
relazione con l’inconscio.
Tra le sue pubblicazioni edite da Topologie en
Extension :
Essaim. Le groupe fondamentale du
noeud, 1985
Étoffe. Les surfaces topologique
intrinsèques, 1988
Noeud. La théorie du noeud esquissée
par Jacques Lacan, 1998
L’amour du
tout aujourd’hui,
disponibile su internet
Da segnalare l’opera collettiva :
Lu. Le pliage du schéma de Freud,
1998
Sito di Topologie en Extension
Sito di Jean-Michel Vappereau
Traduzione dal
francese di Giancarlo Calciolari
Gli altri articoli
della rubrica Psicanalisi e scienze. Sul
fondamento del discorso dell’analisi :
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Extracto de
Transfinito.eu
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Approccio topologico
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"Sessuato-no
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di Charley Supper
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Qual è la questione che pone la topologia
alla psicanalisi
- Intervista a Alain Cochet sulla topologia
di Jacques Lacan,
di Giancarlo Calciolari |
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La Lettera rubata, di E.E. Poe
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Corretto dei disegni del testo di Jacques
Lacan: "Sinthome",
da
parte di Gérard Crovisier
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Che cosa é Topologia ? |
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Morire di niente : Contro
l’ideologia dell’anoressia mentale,
di Giancarlo Calciolari
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Illetteratismo
e Topología
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Il continuo e il discontinuo,
di Charley Supper |
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L'illetteratismo :
democrazia a rischio
di Benedetto Vertecchi
- (Società Italiana di Ricerca Didattica)
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Tanti analfabetismi anche oggi
La situazione italiana e le
risposte a un problema che non si risolve
ancora, di Bruno Schettini
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Filosofia e teoria del significato: cos'è
il significato di un enunciato?
:
Il "Tractatus
Logico-Philosophicus" di Wittgenstein
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L'Etourdit, di Jacques
LACAN -Traduzione del testo di Lacan |
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Independently
of the propositions on culture and nature that
thematize the field of psychoanalysis, Lacan has
constructed its discipline in a topology (Greek
topos [place] + logos [discourse/reason/logic])
which has become a basis on which to achieve
Freudian psychoanalysis in its theory and
practice (in
inglese).
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The Topological
Dénouement of the Cure
,
by Robert Groome
(in
inglese) |
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Recurso a las propuestas de Gottlob Frege,
de Luisa Matallana
(testo
in spagnolo) |
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LesenLireLeggere
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(A
tutte le persone attive nel campo
dell’illetteratismo.) |
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